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Proteine grezze nel cibo per cani e gatti: cosa significa la percentuale in etichetta?

proteine grezze in etichetta

Quando leggiamo sull’etichetta “proteine grezze”, quel numero ci dice davvero quante proteine nutrizionalmente valide contiene l’alimento?

Non necessariamente.

La percentuale di proteine grezze è un dato importante, ma da sola non è sufficiente per valutare la qualità delle proteine presenti in un alimento. Per interpretarla correttamente bisogna considerare anche il contenuto di umidità, le fonti proteiche utilizzate, il loro profilo di amminoacidi e la digeribilità.

In questo articolo vediamo quindi che cosa significa realmente la voce “proteine grezze”, perché la percentuale riportata in etichetta può essere fuorviante se letta isolatamente, e quali altri elementi è utile osservare quando si confrontano alimenti per cani e gatti.

rev. ottobre 2026

La percentuale di “Proteine grezze” in etichetta tra i componenti analitici.

I componenti analitici riportati sull’etichetta descrivono alcune caratteristiche nutrizionali del prodotto finito e sono espressi in percentuale. Tra questi troviamo generalmente proteine grezze, grassi grezzi, fibra grezza, ceneri grezze e umidità.

La voce “proteine grezze” non indica però la qualità delle proteine utilizzate, né dice da sola quali siano le loro fonti.

Il valore riportato in etichetta è infatti il risultato di un’analisi che permette di stimare il contenuto proteico del prodotto. Per questo motivo, due alimenti che riportano la stessa percentuale di proteine grezze non sono necessariamente equivalenti dal punto di vista nutrizionale.

Immaginiamo, per esempio, due alimenti che riportano entrambi il 30% di proteine grezze. Quel 30% ci dice che la quantità stimata di proteine è la stessa, ma non ci dice automaticamente da quali ingredienti provengano, quale sia il loro profilo di amminoacidi o quanto siano digeribili.

Per fare una valutazione bisogna conoscere ciò che c’è dietro quel numero.

Per questo, quando si valuta un alimento per il proprio cane o gatto, la percentuale di proteine grezze va letta insieme alla composizione e alle altre informazioni riportate in etichetta.

Una percentuale di proteine elevata non significa automaticamente che l’alimento contenga proteine di elevata qualità.

Il contenuto di umidità delle fonti proteiche

La percentuale di proteine riportata in etichetta deve essere interpretata anche considerando quanta acqua contiene l’alimento.

Questo è particolarmente importante quando confrontiamo un alimento secco, come le crocchette, con un alimento umido. Se confrontiamo semplicemente le percentuali riportate sull’etichetta, senza considerare l’acqua, rischiamo infatti di confrontare dati che non sono paragonabili.

Per fare un confronto corretto possiamo riportare il contenuto di nutrienti su sostanza secca, cioè escludendo dal calcolo l’acqua presente nell’alimento.

Per esempio, immaginiamo un alimento umido che contiene:

  • 10% di proteine
  • 75% di umidità

La sostanza secca rappresenta il restante 25%. Per sapere quante proteine ci sono sulla sostanza secca, calcoliamo:

10 ÷ 25 × 100 = 40%

Quel 10% dichiarato sull’etichetta corrisponde quindi al 40% di proteine sulla sostanza secca.

Questo non significa che l’alimento umido contenga “più proteine” di quanto dichiarato: significa semplicemente che, una volta esclusa l’acqua, possiamo confrontare la concentrazione delle proteine con quella di un altro alimento che contiene una quantità di acqua diversa.

Per questo, quando si confrontano alimenti secchi e umidi, è importante non fermarsi alla percentuale di proteine riportata in etichetta, ma considerare anche l’umidità e la sostanza secca.

La percentuale di proteine va quindi interpretata nel contesto dell’intero alimento, non come un numero isolato.

La qualità delle proteine grezze in etichetta

La percentuale di proteine grezze ci dà quindi un’informazione quantitativa, ma non ci dice da sola quali proteine siano presenti né quale sia il loro valore nutrizionale.

Per capire il motivo, bisogna ricordare che la percentuale delle proteine grezze viene stimata a partire dal contenuto di azoto dell’alimento. L’analisi misura l’azoto totale e, attraverso un fattore di conversione, ne ricava una stima del contenuto proteico.

Questo significa che il dato non identifica direttamente la qualità delle proteine presenti. Per interpretarlo è quindi importante guardare alla composizione dell’alimento e alle fonti proteiche dalle quali proviene quell’azoto.

Le proteine sono costituite da amminoacidi e non tutte le fonti proteiche forniscono lo stesso profilo di amminoacidi essenziali. Per questo, due alimenti con la stessa percentuale di proteine grezze possono avere caratteristiche nutrizionali differenti.

Inoltre, la qualità nutrizionale di una fonte proteica dipende anche da quanto efficacemente i suoi nutrienti possono essere digeriti e utilizzati dall’organismo.

Per valutare quindi una percentuale di proteine grezze non basta chiedersi:

“Quante proteine ci sono?”

È utile chiedersi anche:

“Da quali fonti provengono e quanto sono utilizzabili dall’animale?”

[Per approfondire il ruolo degli amminoacidi essenziali puoi leggere anche il mio articolo Gli amminoacidi essenziali per cane e gatto.]

La digeribilità delle proteine grezze in etichetta

Anche quando conosciamo la fonte delle proteine, rimane un’altra domanda importante: quanto sono digeribili e quanto dei loro nutrienti può essere effettivamente utilizzato dall’animale?

La digeribilità indica, in termini semplici, quanto della frazione nutritiva ingerita viene digerita e assorbita dall’organismo. Non è quindi sufficiente che un alimento riporti una percentuale elevata di proteine: è importante anche che queste proteine siano disponibili in una forma che l’organismo possa utilizzare.

La digeribilità può dipendere da diversi fattori, tra cui la fonte proteica, la sua composizione e il modo in cui l’alimento è stato lavorato e formulato.

Anche il profilo degli amminoacidi è importante. Una proteina può essere molto digeribile, ma se presenta un profilo di amminoacidi poco adatto alle esigenze dell’animale (come, per esempio, le proteine vegetali), la quantità totale di proteine riportata in etichetta non ci dà delle informazioni complete.

Per questo, nel valutare un alimento, non dobbiamo considerare la percentuale di proteine grezze come un valore da leggere isolatamente, ma guardare da dove provengono le proteine, la loro qualità nutrizionale, la digeribilità e la formulazione complessiva dell’alimento.

Nel caso di cane e gatto, le fonti di origine animale possono avere un ruolo particolarmente importante perché forniscono amminoacidi essenziali, cioè amminoacidi che devono necessariamente essere assunti attraverso il cibo. Questo è particolarmente importante nel gatto, che ha esigenze nutrizionali specifiche legate alla sua natura di carnivoro obbligato.

Quindi, ripeto, davanti a un’etichetta che riporta una percentuale elevata di proteine, la domanda da farsi dovrebbe essere anche:

“Quali sono le fonti proteiche e quanto sono adatte alle esigenze del mio animale?”

Una percentuale più alta di proteine grezze significa un alimento migliore?

No, non necessariamente.

Un alimento che dichiara il 35% di proteine grezze, non è automaticamente migliore di uno che ne dichiara il 28%.

La percentuale, infatti, non ci dice da sola quali fonti proteiche siano state utilizzate, quale sia il loro profilo di amminoacidi, quanto siano digeribili e se la formulazione risponda alle esigenze nutrizionali del cane o del gatto.

Anche il fabbisogno proteico varia in base alla specie, all’età, alla fase della vita, all’attività e alle condizioni individuali dell’animale.

Non è quindi la percentuale più alta a determinare la qualità di un alimento, ma l’insieme delle sue caratteristiche e il suo essere appropriato alle esigenze dell’animale.

In conclusione

La percentuale di proteine grezze riportata in etichetta è un’informazione utile, ma non dice da sola tutto ciò che c’è da sapere sulle proteine contenute in un alimento.

Per interpretarla correttamente è importante considerare anche:

  • il contenuto di umidità, soprattutto quando confrontiamo alimenti secchi e umidi;
  • le fonti proteiche utilizzate;
  • il profilo degli amminoacidi;
  • la digeribilità e l’utilizzabilità dei nutrienti;
  • la formulazione complessiva dell’alimento e la sua adeguatezza alle esigenze del cane o del gatto.

Per questo, quando si valuta un alimento, bisogna capire cosa ci dice realmente l’etichetta nel suo insieme.

Saper leggere un’etichetta significa proprio questo: non lasciarsi guidare da un singolo numero, ma mettere in relazione componenti analitici e composizione, cioè gli ingredienti utilizzati.

Se vuoi imparare a interpretare meglio quello che trovi scritto sulla confezione, puoi approfondire qui:

Come leggere l’etichetta del cibo per cani e gatti

Oppure, se vuoi capire concretamente che cosa significano le informazioni riportate sull’alimento che stai utilizzando, possiamo analizzarle insieme.


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Immagine di Valeria De Riso

Valeria De Riso

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